Marco Paolini
Nel tempo degli dèi
Teatro Diego Fabbri - lunedì 10 febbraio 2020

Il calzolaio di Ulisse

di MARCO PAOLINI e FRANCESCO NICCOLINI

regia di GABRIELE VACIS

e con
Saba Anglana, Elisabetta Bosio, Vittorio Cerroni,
Lorenzo Monguzzi, Elia Tapognani

musiche originali di Lorenzo Monguzzi
con il contributo di Saba Anglana e Fabio Barovero

prodotto da Michela Signori

una produzione Jolefilm
e Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa

con la collaborazione di Estate Teatrale Verones
e Teatro Stabile Bolzano

 

Noi troveremo i luoghi delle peregrinazioni di
Ulisse il giorno in cui rintracceremo il
calzolaio che cucì l’otre dei venti di Eolo.
Eratostene

Gli dèi quando giocano, giocano pesante. Se sbagliano hanno sempre il tempo di mettere le cose a posto. Per gli dèi il tempo non conta: non invecchiano, non seccano, hanno sempre tempo per fare e rifare le cose. Forse per questo non possono capire che ciò che accade a noi umani muta le cose, a volte per sempre. A nessuno di noi gli dèi possono restituire i dieci anni passati sulla spianata davanti a Troia, lontano da casa, e la rovina che quei dieci anni generarono, per qualcuno, non è ancora finita.

Il calzolaio di Ulisse


Era nata come Odissea tascabile, è cresciuta nel tempo, nei suoni e nello spazio: è diventata olimpica e quasi alpina. Perché Ulisse più lo conosci e più ti porta lontano: e la distanza (celeste e marina) è la condizione essenziale per comprenderlo e cantarlo. Perché di questo si tratta: un canto. Forse il canto. Antico di tremila anni, passato di bocca in bocca, e di anima in anima: il soul per eccellenza. Perché questa è la storia dell'Occidente, e tutto contiene: dal primo istante, quando nulla esisteva, e un giorno cominciò a esistere, a partire proprio da quelle misteriose, ambigue capricciosissime entità che questa storia muovono: gli dèi.
Ex guerriero ed eroe, ex aedo, Ulisse si è ridotto a calzolaio viandante, che da dieci anni cammina verso non si sa dove con un remo in spalla, secondo la profezia che il fantasma di Tiresia, l'indovino cieco, gli fa nel suo viaggio nell'al di là, narrato del X canto dell'Odissea.

Questo Ulisse pellegrino e invecchiato non ama svelare la propria identità e tesse parole simili al vero. Si nasconde, racconta balle, si inventa storie alle quali non solo finisce col credere, ma che diventano realtà e addirittura mito.
È partito all'alba che segue la gara dell'arco e la strage dei pretendenti: ha avuto solo il tempo di un lungo pianto liberatorio con il figlio Telemaco e una notte d'amore con Penelope, e subito riparte. Perché un destino già scritto e la volontà degli dèi gli hanno imposto di massacrare i 108 giovani principi achei, che gli hanno invaso la casa, insidiato la moglie, e le 12 ancelle che agli invasori si sono concesse.

Potrebbe dichiararsi innocente perché così gli hanno dettato gli dèi, che considerano quel sangue un rito sacrificale, ma Ulisse non ci sta. Impossibilitato a sottrarsi a quel destino di morte e violenza, e dopo essersi macchiato di quel sangue, ecco il colpo di scena: invece di godersi la vittoria con l'annessa protezione divina (Atena e Zeus sono al suo fianco a benedirlo prima, durante e dopo la strage), si autoinfligge la più dura delle punizioni e denuncia come crimine quello che gli dèi dell'Olimpo considerano un’ecatombe, cioè il più grande sacrificio che un essere umano possa loro offrire.
Così, dopo venti anni di assenza e disavventure, Ulisse si obbliga a un nuovo esilio. Rinuncia al governo, abbandona la moglie e il regno, riparte con Telemaco al suo fianco, che lo segue senza mai aprire bocca. Ma soprattutto Ulisse abbandona gli dèi che lo vorrebbero trionfante e immortale: si rivolta contro i loro capricci, la loro ambigua volontà e non ha paura di pagare il prezzo della propria scelta.

Questo e molto altro, sotto le mentite spoglie di un calzolaio – anzi, del calzolaio di Ulisse, uno straniero dai sandali sdruciti, indurito dagli anni, dall'età, dai viaggi e dai naufragi – racconta il protagonista a un giovanissimo capraio incontrato apparentemente per caso.
Parlano lungo un sentiero in ripida ascesa, dove una fila infinita di uomini formica faticosamente arranca, trasportando – è proprio il caso di dirlo – ogni ben di Dio: perché quello è il sentiero che conduce fino allo Chalet Olimpo, dimora divina dove sono in corso i preparativi per una grande e misteriosa festa.
Ma tutto questo, il calzolaio con il remo in spalla, lo deve ancora scoprire.

Calendario spettacoli

lunedì 10 febbraio ore 21:00

Teatro Diego Fabbri

Corso Diaz, 47
47121 Forlì (FC)
0543 26355
teatrodiegofabbri@accademiaperduta.it

BIGLIETTI

Prevendite: da sabato 19 ottobre 2019.
Orari: dal martedì al sabato dalle ore 11 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 19.
Nel giorno di spettacolo, lunedì 10 febbraio, la biglietteria osserva i consueti orari diurni e apre un’ora prima dell’inizio della rappresentazione.

Prevendita Online (www.vivaticket.it): da domenica 20 ottobre 2019.

Prenotazioni telefoniche (tel. 0543 26355): da martedì 22 ottobre 2019.
Orari: dal martedì al sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19.

PREZZI

Platea

Intero € 27
Scontato Ass., Cral, Art e Romagna Visit Card € 25
Ridotto (under 29, over 65) € 24
Ridotto scontato Ass., Cral, Art e Romagna Visit Card € 22
Under 14 € 12
Ultime 3 file € 15
Scontato ultime 3 file € 13

Galleria

Intero € 23
Scontato Ass., Cral, Art e Romagna Visit Card € 22
Ridotto (under 29, over 65) € 21
Ridotto scontato Ass., Cral, Art e Romagna Visit Card € 19
Under 14 € 12

Ai biglietti acquistati in prevendita o prenotati telefonicamente sarà applicato un diritto di prevendita di € 1.

PROMOZIONE SPECIALE
Regalo di Compleanno: il giorno del proprio compleanno, presentando un documento, ingresso omaggio allo spettacolo in programma (in abbinata con l‘acquisto di un altro biglietto per lo stesso spettacolo salvo disponibilità di posti).

INFORMAZIONI UTILI
Modalità di pagamento: contante, bancomat, carta di credito, assegni.
Accademia Perduta/Teatro Diego Fabbri aderisce a “18 app” e “Carta Docenti”.

La Direzione Artistica si riserva il diritto di apportare al programma quelle variazioni che per motivi tecnici o di forza maggiore si rendessero necessarie. Di ogni eventuale variazione verrà data ampia e tempestiva comunicazione.